MASH

“La tradizione letteraria e artistica dell’umanità dovrebbe essere utilizzata
ai fini della propaganda partigiana […] Ogni elemento, non importa la provenienza,
può servire a creare nuove combinazioni […] Tutto può servire. Non c’è bisogno
di dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi di
vecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti e
modificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni”
Guy Debord

Con il termine MashUp, in ambito musicale si indica una composizione interamente realizzata miscelando fra loro due o più samples, in modo libero, attraverso l’appropriazione e la manipolazione degli elementi. Mash applica, in parte, lo stesso processo nel territorio coreografico, per creare una nuova dimensione relazionale ibrida, dinamica, in cui nessuna delle due parti si cancella, anzi gli scambi tra di esse sono continui.
Il cabaret di inizio ’900, le prime performance shock rock anni ’60, i format televisivi e gli insospettabili tutorial di danza ante litteram dei primi anni ’90 – riferimenti di provenienza geografica e di genere diversi – costituiscono il mondo da cui abbiamo attinto per realizzare un archivio visivo e concettuale comune, dove tutto è stato mescolato.
Contaminazione è la parola chiave: l’attenzione non si focalizza sullo studio filologico o sulla riproduzioni dei materiali messi in campo, ma sulla dinamica che scatta quando i frammenti si concatenano tra loro generando qualcosa di totalmente nuovo, ricco di significati inediti.
La scena che abitiamo, in costante mutazione, diventa così un luogo di coesistenza che ci appartiene e al contempo ci disorienta, costringendoci ad acclimatarci senza sosta.
La continua dinamica di scambio alla base della performance, una sorta di processo di traduzione simultanea l’una dell’altra, nel suo essere centrifuga separa ciò che si rivela superfluo – e che viene eliminato – dai segni, dai gesti e dalle espressioni inscritte indelebilmente nel nostro alfabeto corporeo.
Nasce così un’interforma, composta da una commistione di linguaggi dei quali ciascuna è portatrice, linguaggi che non hanno bisogno di affermarsi, ma, al contrario, nel non imporsi creano i presupposti per accogliere e tradurre l’altro, unica possibilità per generare un incontro vero. (Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalán)

ANNAMARIA AJMONE
È danzatrice e coreografa. Dopo la Laure in lettere moderne presso l’Università statale di Milano si diploma come danzatrice presso la Civica scuola di Teatro Paolo Grassi. Come interprete ha lavorato con Guilherme Botelho, Ariella Vidach, Daniele Ninarello, Santasangre. Collabora con Cristina Kristal Rizzo, Muta Imago, Strasse e con la videomaker Maria Giovanna Cicciari. Nel 2015, è invitata a partecipare a Compagnie, Compagnie di Jérôme Bel. Come autrice crea [In]Quiete (premio speciale del Premio Equilibrio 2014), Tiny (vincitore di DnAppunti coreografici 2014), Mash in collaborazione con la coreografa Marcela Santander Corvalàn e To be Banned from Rome con il musicista Bienoise. Tra il 2015 e 2016 realizza il progetto Arcipelago/ Pratiche di abitazione temporanea, con tappe in Italia, Francia e Stati Uniti. È tra gli organizzatori di Nobody’s Business in Italia, piattaforma di scambio di pratiche tra artisti . Vince il premio Danza&Danza 2015 come “interprete emergente-contemporaneo”.

MARCELA SANTANDER CORVALAN
Nata in Cile, Marcela Santander Corvalán si diploma in danza-teatro presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano; in seguito, perfeziona lo studio della danza contemporanea presso il Centre National de Danse Contemporaine di Angers, con la direzione di Emmanuelle Huynh. Parallelamente, studia Storia all’Università di Trento e ottiene un Diploma in Danza all’Università Paris-8. A partire dal 2011, lavora con i coreografi Dominique Brun (Sacre #197 e Sacre #2) e Faustin Linyekula (Stronghold). Collabora, inoltre, con il coreografo Mickael Phelippeau – Chorus (2012), Pour Ethan et Set-Up (2014), Kritt (2016), Footbolleuses (2017) – e cura la direzione artistica della manifestazione À domicile (Guissény – Bretagna).
Nel settembre 2014, presenta il progetto Something around the sound, firmato con la danzatrice e coreografa Clarisse Chanel. Nel febbraio 2015, presenta Époque con il danzatore e coreografo Volmir Cordeiro. Nel marzo 2016, crea il primo solo Disparue. Nel triennio 2014-2016, è artista associata di Quartz- Scène Nationale de Brest.

  • di e con  Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalán
  • ricerca sonora e mix  Federica Zamboni
  • disegno luci e direzione tecnica  Giulia Pastore
  • Produzione  CAB 008 & Fabrik Cassiopée
  • in collaborazione con Le Quartz | Scène nationale de Brest, Danae Festival nell’ambito di Next 2016 – Regione Lombardia
  • con il sostegno di  Armunia | Festival Inequilibrio | Centro di residenza, MosaicoDanza | Interplay Festival e Fondazione Piemonte dal Vivo
  • Residenza NaoCrea | Ariella Vidach-Aiep  Residenza Graner | Mercat de les flors
  • e con il sostegno di  Mibact e Regione Toscana
  • Progetto DE.MO. | Movin’up II sessione 2016
  • a cura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
    Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane | Direzione Generale Spettacolo
    e GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani